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PENSIONE PER ANIMALI

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Principali malattie del coniglio

Mixomatosi

Malattia sostenuta da un virus simile a quello del vaiolo bovino e trasmessa da zanzare e pulci. La malattia è stata identificata in Inghilterra e poi importata illegalmente in Francia, da cui si è poi diffusa in tutta Europa. I conigli selvatici sono serbatoio naturale della malattia, alla quale sono generalmente molto più resistenti dei conigli domestici. Il virus è oncogeno, il che significa che causa la formazione di numerose masse tumorali, fatte da diversi tipi cellulari distinti (chiamate appunto mixomi) sulla cute, specialmente in faccia, sulle palpebre e sulle orecchie. Queste masse possono premere sulle vie digerenti e respiratorie e causare difficoltà di alimentazione e respirazione, dolore e fastidio. La sensibilità alla malattia è maggiore negli esemplari molto giovani.

I mixomi regrediscono spontaneamente dopo qualche tempo, ma nel frattempo possono aver portato il coniglio a morte. Gli esemplari che sopravvivono sviluppano un'immunità duratura.
Esiste un vaccino per questa malattia, che però instaura un'immunità che dura tra sei e nove mesi, a seconda dell'esemplare.
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Malattia Emorragica Virale

Malattia sostenuta da un calicivirus specifico per il coniglio domestico e trasmesso da contatti diretti e dalla puntura di zanzara, causa una malattia molto grave a decorso acutissimo. Il virus si replica nelle cellule epatiche, causando un'epatite necrotizzante che a sua volta influisce sul sangue, causando coagulazione intravasale disseminata e emorragie diffuse, specialmente a polmoni, cuore e reni. Il coniglio muore dopo 3-4 giorni dall'infezione, senza mostrare sintomi se non nelle ultime ore. Il quadro tipico di MEV vede il coniglio su un fianco, pallido, con il collo tirato all'indietro e una forte emorragia nasale. Non esiste cura, e la mortalità nei gruppi raggiunge il 90%.

Esiste una vaccinazione per la malattia, che copre per un anno.
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Nosemiasi

La malattia è sostenuta da un protozoo parassita, Encephalitozoon cunicoli, con modalità di trasmissione ancora poco note. Sembra che vi sia la possibilità di trasmissione madre - feti ancora in utero, oltre a quella interspecifica tramite contatto diretto, ma nessuna di queste è stata dimostrata. Esiste un test diagnostico di laboratorio che evidenzia gli anticorpi, mostrando quindi se il coniglio è entrato in contatto con il parassita oppure no, ma non ci può dire se il parassita è attivo. Dai test effettuati si è evidenziato come la popolazione di conigli che sono entrati in contatto con E. cunicoli sia molto ampia (almeno il 70%). La malattia da principalmente sintomi neurologici e alterazioni dell'equilibrio, che si possono confondere con un'otite media (rotazione della testa, nistagmo, rotolamenti), oppure alterazioni renali con aumento della produzione di urina e perdita della stessa.
La terapia farmacologica non è efficace al 100% ma può aiutare a ridurre i sintomi in caso di malattia conclamata.
È stato documentato un solo caso di contagio coniglio - uomo, in un soggetto estremamente immunodepresso. Ad oggi non si considera E. cunicoli una zoonosi (malattia degli animali che può essere trasmessa all'uomo).
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Parassiti cutanei

Il coniglio, a differenza di cani e gatti, viene infestato principalmente da acari. Pulci e zecche, sebbene il contagio sia possibile, si trovano più raramente sul loro corpo, probabilmente a causa del pelo foltissimo che ostacola notevolmente il movimento degli artropodi. Gli acari, invece, grazie alle loro dimensioni ridotte possono colpire senza grosse difficoltà. Esistono diverse specie di acaro che possono infestare il coniglio: oltre a quelle tipiche della rogna, simili a quelle di cani e gatti, ci sono delle specie di acaro che si specializzano sull'interno delle orecchie o sul bordo delle stesse. Il coniglio presenterà delle lesioni crostose diffuse sul luogo della lesione, accompagnate da un intenso grattamento, da scuotimento della testa e da un notevole fastidio. La malattia è curabile con degli antiparassitari, che il veterinario potrà consigliare.

Altri parassiti che possono colpire il coniglio, specialmente quello obeso o quello tenuto all'esterno, sono le mosche. Se il coniglio non può o non riesce a pulirsi, è possibile che delle mosche depongano le uova sulla cute imbrattata da feci o urina, e quindi meno protetta. Le uova si schiudono dopo poco tempo (da qualche ora a un paio di giorni, a seconda della temperatura ambientale) e le larve che ne escono scavano delle gallerie nella cute del coniglio, nutrendosi di sangue e tessuti. Questo processo è molto doloroso e causa infezioni locali e generali, che possono portare a morte. Un intervento tempestivo può però salvare la vita al nostro amico, a patto che l'infestazione non sia troppo intensa.
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Parassiti intestinali

Viste le notevoli differenze anatomiche e fisiologiche dell'intestino del coniglio rispetto a quello dei carnivori, è normale aspettarsi che anche i parassiti che lo possono colpire siano diversi. Infatti, i vermi tondi sono un riscontro raro in questa specie, a differenza di cani e gatti. In compenso, sono comuni le infestazioni da parte di coccidi, protozoi parassiti che si possono riscontrare anche nei carnivori, seppure più raramente. Il genere di coccidi più comune nel coniglio è Eimeria, che a seconda della specie può colpire l'intestino o addirittura il fegato. I sintomi variano da diarrea acuta e di colore anomalo, grave risentimento generale senza diarrea, o anche nessun sintomo. Il riscontro di oocisti di protozoo nelle feci è comunque considerato segno di malattia, e rende opportuno il trattamento. Questo si effettua per via orale, con un prodotto di uso veterinario, e di solito è efficace. In caso di diarrea è consigliato somministrare anche trattamenti di supporto come fluidi e alimentazione forzata.
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Malattia dentale acquisita

Una malattia tipica del coniglio e di alcuni roditori, la malattia dentale acquisita (a volte chiamata erroneamente malocclusione) è un problema molto diffuso e spesso molto grave, nel coniglio da compagnia. L'alimentazione povera di fibre, la scarsa esposizione alla luce solare e anche la carenza di esercizio possono causare (anche separatamente e per diverse ragioni) un alterato consumo dei denti molariformi, che crescono alla stupefacente velocità di 2mm a settimana. Se questi non vengono consumati da una corretta alimentazione, o se sono poveri di calcio per carenza di luce solare, possono allungarsi eccessivamente, e piegare in direzioni anomale. Questo, da solo, può creare lesioni sia sulle guance che sulla lingua; in aggiunta, gli alveoli si alterano e permettono l'ingresso di batteri al loro interno, i quali colonizzano la radice del dente e danno origine ad ascessi, che possono raggiungere volumi notevoli. Quest'ultima situazione, inoltre, può evolversi anche in osteomielite della mandibola, che è difficilissima da trattare e può portare anche a fratture patologiche e alterazioni permanenti. Il trattamento migliore è la prevenzione: cibo corretto (verdure fresche in foglia, pochissima frutta, molto fieno, pochissime carote), libero accesso quotidiano alla luce solare ed esercizio fisico quotidiano possono prevenire efficacemente la malattia, se iniziati dalla giovane età, e possono impedire che peggiori, se iniziati tardivamente. I controlli dentali regolari dal veterinario ci aiuteranno ad evidenziare precocemente i segni della malattia e a correggerli. Gli allungamenti dei molari e alcuni ascessi possono essere efficacemente trattati in sede chirurgica, ma alcuni ascessi sono troppo profondi e difficili da raggiungere per un trattamento efficace. In ogni caso, possono dare al nostro coniglietto un sollievo anche temporaneo dalla malattia.
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